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ANDAF Paper n. 13 - L’informativa "non financial”

Siamo immersi in uno scenario che vede ormai da tempo una crescente consapevolezza del fatto che il tema delle c.d. “informazioni non finanziarie” non possa più essere considerato uno spazio di riflessione di pochi addetti ai lavori che amano sperimentare nuove frontiere di informativa e di rendicontazione. Il Legislatore stesso, a livello europeo e nazionale, ha avviato da tempo un percorso di divulgazione delle “informazioni non finanziarie” per le aziende di grandi dimensioni che sono enti di interesse pubblico (EIPR), guardando con puntuale attenzione, come contenuto minimo obbligatorio, a cinque tematiche ben precise: l’ambiente, il sociale, il personale, il rispetto dei diritti umani, la corruzione attiva e passiva. Eppure credo di poter interpretare il pensiero di tutti nell’asserire che questo è solamente un primo passo rispetto a un percorso più ampio di costruzione, all’interno delle aziende e del management che vi opera, di una vera coscienza di quanto la componente intangibile e in particolare quella non finanziaria, riconducibile in senso generale al tema della sostenibilità, sia sempre più presente nell’influenzare le strategie di governo delle aziende e nel garantire la possibilità, per le stesse, di creare valore nel medio e lungo termine.

Il messaggio che viene dai mercati e dagli stakeholder è estremamente chiaro: l’attenzione agli indicatori ESG e di sostenibilità è fortemente in crescita. Basti pensare che negli ultimi dieci anni – dal 2010 al 2019 – la sensibilità da parte delle comunità internazionali, istituzionali e imprenditoriali, sviluppata sul fronte dell’evoluzione della percezione dei rischi globali che ci circondano, ha visto una vera e propria rivoluzione di contenuti. Il riferimento è al Global Risk Report 2019, realizzato durante l’ultimo World Economic Forum di Davos. In massima sintesi ciò che emerge è che i primi cinque rischi come probabilità, e i primi cinque come impatto, vedevano, nel 2010, la presenza di almeno tre elementi, in entrambe le categorie, di natura economica (dal rischio di crollo degli asset price e del prezzo del petrolio a quello delle crisi fiscali e al rallentamento dell’economia cinese), mentre nel 2019 i rischi di natura economica sono fuori dai “top five” e si presentano solo rischi ambientali, geopolitici e tecnologici (dagli eventi meteo estremi ai disastri naturali e alle crisi idriche, per poi vedere comparire i cyber attack e le armi di distruzione di massa). Tutto ciò ci riporta alla evidente maggior importanza, attenzione e attesa, da parte di mercati, investitori, clienti (sto scrivendo nei giorni in cui milioni di “millennial” – i clienti dei prossimi decenni – sfilano nelle città di tutto il mondo rivendicando il loro diritto a decidere le politiche e le decisioni dei Governi sul futuro del nostro pianeta) e gli altri stakeholder, a vedere realizzati sistemi di reporting di azienda che abbiano gli indicatori riferiti alla sostenibilità e alle dimensioni “non financial” sempre più integrati con i sistemi di rendicontazione tradizionali, perché figli di strategie, pensieri e quindi azioni integrati “nativamente” all’interno delle aziende. C’è molto da lavorare.

Il documento in questione, che ha visto ANDAF lavorare e coordinare le attività insieme a tanti amici e professionisti in rappresentanza di altre realtà associative e non (ho già accennato ad AIAF, ed è giusto citare anche Poste Italiane, Ferrovie dello Stato, Enel, TIM, Ecocerved, Dellas SpA, Credito Sportivo, Fondazione OIC, Axot, XBRL Italia, Eurokleis, Studio Mottura Tron, Studio Mazzeo, Università Parthenope, Unioncamere, Università di Macerata, Cogitek, InfoCamere, Istat, EY, Assirevi, Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, Nedcommunity), ha voluto affrontare una parte importante del percorso indicato, e offre un interessante spaccato di analisi finalizzata a definire linee guida comuni per la redazione della Dichiarazione Non Finanziaria, ponendosi l’obiettivo di poter essere valido strumento a supporto delle Piccole e Medie Imprese che, se non (ancora?) obbligate dal Legislatore a dover rendicontare tali dimensioni, vivono già oggi anch’esse in buona parte la consapevolezza della importanza di integrare l’informativa tradizionale con quella non finanziaria e vedono nell’impegno sul fronte ESG e della sostenibilità una opportunità concreta per potersi presentare ai mercati finanziari con le carte in regola per ottenere il credito necessario a investire, crescere e competere.

Il documento infatti, come potrete leggere, persegue fra altri la finalità di definire una tassonomia “agibile”, accessibile a tutte le imprese, anche le PMI, e che renda comparabili le diverse DNF.

 

Buona lettura.

Roberto Mannozzi

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