Cari Amici,
Autunno, tempo del XLVII Congresso Nazionale ANDAF, dal titolo: “CFO Innovation – Un business partner technology focused”. Tutto procede verso Pollenzo... quando leggerete questo editoriale forse sarete già lì. Cercheremo di non deludervi, parlando di tecnologia, di innovazione, di come possiamo dare una mano alle nostre aziende per ricominciare ad accelerare e a correre in un contesto che, fra pandemia, vaccini e guerre, è diventato velocissimo e imprevedibile.
In questo scenario, non posso evitare di fare un riferimento a quello che ormai è realistico definire come un conflitto globale. Eravamo a Pescara, appena rientrati da una bella giornata di mare, quando i terroristi di Hamas decisero di avviare il loro sanguinoso blitz ai danni di Israele. Giusto due anni dopo, vediamo Israele marciare con piede pesante per spazzare via quel che rimane di Gaza, e di quarant’anni di discussioni su come far convivere pacificamente due popoli e due Stati in quel territorio martoriato da generazioni di odio religioso.
Poco più a nord, il conflitto in Ucraina non vede soluzione. Annunci di pace, eventi trionfali, ma la realtà è sempre lì. Popoli in guerra e, per la prima volta da settant’anni, rischiamo di sentir suonare nuovamente le sirene antiaeree in Europa. Un’Europa che non è pronta per questo. Perché ha dedicato settant’anni a costruire un mondo fatto di finanza, di economie e di regole, dimenticandosi di industria, servizi essenziali, materie prime ed energia. E sì, anche di difesa. Perché, come scrivevamo, le cose bisogna non solo poterle pagare, ma in qualche caso è necessario averle e, purtroppo, anche essere in grado difenderle. Il mondo va avanti. E forse per la prima volta va avanti senza di noi. Le grandi potenze faticano a comprendere le nostre contraddizioni, e la nostra mutevolezza. Siamo un ottimo recinto di ricchi consumatori, incapaci di fare industria e incapaci di difendersi. Forse non proprio la migliore delle situazioni in un mondo che è affamato di crescita.
In questo quadro, Germania e Francia si avvitano in crisi politiche che in rapida successione elevano e abbattono Governi e Governanti. La fine del gas russo a buon prezzo ha fermato la locomotiva tedesca, il declino del vecchio e glorioso nucleare d’oltralpe rischia di fermare quella francese. Paesi dove le contraddizioni e il conflitto sociale esplodono con sempre maggiore intensità.
In questo contesto ci siamo noi. Con una (finalmente – e non è un commento politico) adeguata stabilità istituzionale, con numeri che resistono, con un’impresa che nonostante tutto cerca di sopravvivere, seppur con il peso di oneri soverchianti: energia e fisco in cima alla lista. Ma non basta sopravvivere, bisogna rilanciare. È tempo di bilanci: lo schema industriale che ci siamo dati, le grandi liberalizzazioni degli anni novanta… qualcosa ha funzionato, qualcosa meno. I ritardi infrastrutturali, le crisi energetiche crescenti, la difficoltà di restare competitivi in settori strategici (in queste ore l’Ilva sembra arrivata a un punto davvero critico) dimostrano che il sistema così non tiene.
È arrivato il momento di pensare a un nuovo ciclo di riforme strutturali nei settori strategici che richiedono visione, piani di implementazione e per una volta… tempo.
Un tempo più lungo dei mandati standard di Amministratori Delegati e di Governi. Il tempo è il fertilizzante della crescita, dell’innovazione, dell’industria.
Archiviamo con un sorriso la stagione degli spot. Meno comunicazione, meno idee estemporanee. Più visione, più strategia.
Buon Congresso a tutti!
Agostino Scornajenchi
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