Cari amici,
la giostra continua!
La leadership Usa non ha deluso… in quanto a sorprese. E nell’orizzonte già perturbato dell’economia e della geopolitica torna un concetto che pensavamo sepolto nei libri di storia economica di un paio di secoli fa. Dazi. Ci mancava anche questa. Annunci, correlazioni fantasiose fra bilancia commerciale e imposizione fiscale, marce indietro, nuovi annunci… eh sì, è proprio una giostra quella nella quale siamo piombati.
Come siamo ormai abituati a fare, cerchiamo di capire i pro e i contro di questa nuova fase della storia. Siamo un Paese fortemente esportatore, è vero. Ma meno di tanti altri, e con esportazioni meno concentrate in modo particolare negli Usa. Non vale per tutti i comparti, molti effettivamente sono gravemente esposti, ma in generale in Europa presentiamo una bilancia commerciale molto più diversificata della media.
Un vantaggio? Forse no. Diciamo un minore svantaggio. Anche perché, finalmente, viviamo in un contesto nazionale in cui la parola stabilità può essere pronunciata senza timore. Certo, le cose cambiano rapidamente, ma ad oggi la centralità e l’affidabilità del Paese – al di là delle polemiche quotidiane – è oggettivamente riconosciuta da tutti, soprattutto da chi ci guarda dall’estero, senza appassionarsi troppo alle nostre (eccessive, inutili, difficilmente comprensibili) polemiche giornaliere. Basta questo per sentirsi tranquilli? No. Ma può essere di stimolo per fare qualcosa di buono. Lo abbiamo detto molte volte, sempre in anticipo rispetto a tanti altri: il mondo globalizzato è finito. Vince chi ha le risorse fisiche, non solo quelle monetarie. Chi può fare, oltre che comprare. Le regole della finanza, che hanno dominato il mondo negli ultimi trenta anni, hanno ceduto nuovamente il passo alle regole della politica. Vince chi ha le cose, chi le sa costruire, chi le sa vendere. E chi è disposto anche a fare la guerra per crescere a scapito degli altri.
Ecco che qui si apre uno spazio per noi. Noi le cose le sappiamo fare. Forse lo abbiamo un po’ dimenticato, ma siamo un Paese che non ha avuto paura di innovare molte volte nel suo passato, e che ha esportato talento e genialità in giro per il mondo nel corso dei secoli. Ora ci troviamo di fronte a nuove accelerazioni tecnologiche, indotte anche dal momento storico che stiamo vivendo. Fino a poco tempo fa, l’urgenza era soprattutto legata al tema della ecosostenibilità, mentre oggi viviamo nuovamente (può non piacere, ma è un fatto) l’urgenza del primato della sicurezza nazionale e delle sue dinamiche su molti settori, la cui derivata – anche solo per quelle tecnologie a uso duale, militare e civile – può rappresentare un investimento strutturale in conto capitale per le nazioni. E così, dopo anni in cui semplicemente parlare di industria evocava inquinamento, disamore per l’ambiente, disprezzo per il “ferro”, cominciamo a parlare nuovamente e finalmente di infrastrutture strategiche: i cavi sottomarini, importanti per traffico dati e per apparati di sicurezza e intelligence; i data center, la cui rilevanza è crescente ed enorme l’impatto sui consumi energetici; i poli d’innovazione e ricerca annessi alle Università dove si incubano start-up; le reti di comunicazione infrastrutturale; un nuovo
rapporto con i Paesi della sponda settentrionale dell’Africa; la nuova corsa allo spazio, sia sul fronte dell’upstream (costruzione e lancio di satelliti destinati agli usi più disparati) che del downstream (sfruttamento materiale delle nuove tecnologie per fini economici o operativi); per non parlare del valore sensibile di tecnologie come i nuovi semiconduttori, oltre alle applicazioni industriali dell’Intelligenza Artificiale. Ne abbiamo discusso tanto a Verona, e quello che abbiamo descritto è oggi realtà quotidiana.
È per questo motivo che il prossimo autunno il nostro Congresso sarà incentrato sulla “messa a terra” della tecnologia. Cercheremo insieme di suggerire la necessità di un’ulteriore evoluzione del CFO. Se in passato da gestore dei conti è diventato pianificatore del futuro e poi da risk manager si è evoluto in business partner, ora deve fare un altro passo acquisendo una capacità di giudizio, un gusto per la tecnologia che lo porti a diventare tech savvy, come dicono gli anglo- sassoni. Deve saper parlare di tecnologia con gli esperti, ponendo le giuste domande ai technology officer, e insieme a loro riconoscere le opportunità per poi costruire modelli, processi e strumenti esecutivi efficaci.
Si può fare! L’Italia ha una storia di applicazioni verticali geniali, tipica di chi deve fare i conti con scarsità di risorse. Tutti vogliono sviluppare nuove tecnologie, ma ancora pochi si pongono obiettivi per la loro utilizzazione competente.
E perché un CFO dovrebbe preoccuparsi di nuove tecnologie? Semplice! Perché queste hanno un doppio effetto sul conto economico: alcuni utilizzi dell’IA imporranno infatti un brutale efficientamento dei processi con lo snellimento del lavoro impiegatizio e la conseguenza di minori costi, ma per rimanere sana e volgersi al futuro un’azienda deve realizzare prodotti e servizi a maggiore valore aggiunto, che prevedano spesso una componente tecnologica aggiornata e percepita come tale dal cliente. Incremento di efficienza e di valore della produzione, rapportato al capitale investito, significa maggiore produttività.
Ecco che siamo arrivati al cuore dell’equazione: l’Italia, la Pubblica Amministrazione, gli enti pubblici, le aziende ita- liane in genere (quelle molto piccole e non sempre all’altezza e quelle medie e grandi in grado di competere con il mercato internazionale), l’intero sistema economico richiede più che mai un aumento di produttività del capitale in- vestito e la tecnologia, il suo sapiente uso, la capacità di in- novazione sono condizioni necessarie – anche se non sufficienti – per perseguirlo.
In ultimo, una piccola nota personale. Desidero rivolgere un ringraziamento ai colleghi che hanno voluto onorarmi ancora una volta dell’incarico di Presidente, che mi vedrà alla guida del nuovo Consiglio Direttivo per il quadriennio 2025-2028. Ormai sono un “fuori ruolo”, essendo passato a cariche esecutive da diversi anni. Ma in fondo CFO si resta per tutta la vita.
Con l’aiuto di Paolo Fanti, Direttore Generale di ANDAF, cercherò di continuare a dare il mio contributo a questa Associazione che tutti noi amiamo.
Vi aspetto a Pollenzo, buona estate a tutti!
Agostino Scornajenchi
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