Cari amici,
si è ormai chiusa questa caldissima estate. Ce la ricorderemo, e non solo per le temperature record, ma anche per un complesso susseguirsi di scoop, presunti complotti, tensioni di ogni tipo. L’economia nazionale rallenta, ma tiene. Vedremo l’autunno: comincia ora la lunga partita della manovra finanziaria. Sanità pubblica, scuola, infrastrutture. Trovare le risorse, impiegare rapidamente e opportunamente il PNRR. Il mercato auspica finalmente una riduzione dei tassi di interesse. L’inflazione che fa? Segnali di riduzione ci sono, ma i prezzi dell’energia tornano a crescere, si fermeranno? Vedremo. Ne abbiamo parlato al nostro Congresso Nazionale con l’aiuto del Chief Economist di Cassa Depositi e Prestiti Andrea Montanino.
Dopo decenni di marcia la locomotiva tedesca si è arrestata, anzi comincia ad arretrare. Nel Regno Unito, un nuovo esecutivo da un lato sottolinea la volontà di confermare la Brexit, dall’altro auspica un deciso riavvicinamento dell’Isola all’Europa. «C’è nebbia nel canale della Manica, l’Europa è isolata», dicevano tanti anni fa i nostri amici inglesi. Beh, si è visto che le cose stavano diversamente.
Il mondo è con il fiato sospeso per gli sviluppi della guerra in Ucraina, che avranno pesanti impatti sull’assetto dell’Europa, e di quella israeliano-palestinese in corso nella striscia di Gaza, incubo centenario ancora irrisolto e causa di tanto dolore nelle popolazioni di ambo gli schieramenti. Viviamo in una sorta di equilibrio precario, nell’attesa dell’esito delle elezioni americane, più perturbate e imprevedibili del solito. Candidati ultra ottantenni, abbandono per sopraggiunti limiti di età di uno dei contendenti e sua sostituzione in corsa, tentativo di fare fuori (letteralmente) il rappresentante dell’altra parte. Speriamo che alla fine un nuovo ordine, quale che sarà, aiuti il mondo a trovare un po’ di stabilità. Non è facile. Le elezioni europee hanno visto confermato il blocco moderato, ma le forze politiche al comando saranno obbligate a fare i conti con estremismi crescenti. Della Germania abbiamo già parlato, la Francia ha appena nominato un nuovo capo del Governo dopo averne bruciati diversi, fra candidati possibili e nominati non adeguati. Vedremo gli sviluppi, ormai il quadro muta un giorno dopo l’altro.
In mezzo a questo turbinare di eventi, tuttavia, ai più attenti non sarà sfuggita una importante ricorrenza che ha avuto luogo a cavallo di Ferragosto. A settanta anni dalla morte, ampio spazio è stato dato alla figura di Alcide De Gasperi, protagonista della storia nazionale, membro dell’Assemblea Costituente, Presidente del Consiglio a più riprese fra il 1945 – ancora in epoca monarchica – e il 1953. Un protagonista della ricostruzione, anzi della costruzione, del nostro Paese dopo il disastro bellico. Uno statista visionario che ha tracciato un solco che generazioni di politici hanno poi seguito per decenni.
E qui mi si perdoni un parallelo forse ardito. A chi chiedeva a De Gasperi se fosse meglio la monarchia rispetto alla repubblica, lui rispondeva che la domanda era mal posta: «La domanda vera è questa: volete instaurare la repubblica, cioè, vi sentite capaci di assumere su di voi tutta la responsabilità, il maggior sacrificio, la maggiore partecipazione in un regime che fa dipendere tutte le istituzioni, Capo dello Stato in testa, dalla vostra personale decisione espressa nella cabina elettorale?».
Credo che in questi anni abbiamo posto alla nostra categoria – fatte le evidenti e dovute proporzioni – un quesito analogo. Il mondo dell’impresa è cambiato. E continuerà a cambiare. Il nostro contributo è stato determinante, ma sono ora richieste nuove competenze, nuove sensibilità. Dobbiamo guardare a quello che accade fuori dall’azienda e dobbiamo esserne interpreti. Dobbiamo assumere nuove responsabilità, e con esse nuovi rischi. Lo vogliamo fare? Ne siamo consapevoli ma soprattutto: ne siamo capaci?
Per trovare la giusta risposta a tale interrogativo abbiamo lavorato, con i colleghi Vice Presidenti, con i Presidenti di Sezione e dei Comitati Tecnici, e sotto il sapiente coordinamento e consiglio dell’Advisory Council, durante questa consiliatura che nei prossimi mesi si avvia alla conclusione. A tutti loro va il mio profondo ringraziamento.
“Un ponte tra passato e futuro” abbiamo detto a Genova. “Estote Parati” (Siate pronti) abbiamo detto a Capri. “Enterprise Servant”, abbiamo detto a Pescara. “La potenza è nulla senza controllo” abbiamo detto a Verona. Dove abbiamo cercato insieme di comprendere le evoluzioni non solo tecnologiche ma anche culturali che caratterizzeranno il domani.
Non possiamo prevedere il futuro. Ma sappiamo che ci sarà bisogno di professionisti preparati, aperti, curiosi, coraggiosi. Umili nel voler apprendere, indipendentemente dall’età, autorevoli nel ritagliarsi lo spazio che gli compete e che sempre meno è contenibile dentro i confini giuridici dell’azienda ma che deve fare dei CFO una risorsa a servizio del Paese.
A questo quesito la risposta non la darà l’Intelligenza Artificiale. Dovremo farlo noi.
Siamo pronti?
Agostino Scornajenchi
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