ANDAF Magazine n. 4-2023

Cari amici,

quando leggerete questo editoriale saremo a Pescara, nel vivo del nostro XLV Congresso Nazionale dal titolo “Enterprise servant: management e capitali a servizio della vera natura dell’impresa. Ci interrogheremo sull’impresa, sul suo purpose, sui soggetti che la popolano e le danno vita e nutrimento con il proprio operato. Sui manager che devono saper interpretare scenari complessi e mutevoli, analizzare il presente ma anche anticipare e governare il futuro. Dedicheremo le nostre riflessioni al ruolo che il CFO dovrà interpretare e soprattutto al significato del suo lavoro per gli anni a venire. Un libro bianco ancora tutto da scrivere.

Siamo abituati al cambiamento. Abbiamo detto già a Genova: oltre che gestire il cambiamento dobbiamo diventarne parte. Il CFO si è via via trasformato in un manager operativo con un ruolo sempre più decisionale e strategico. L’evoluzione tecnologica e l’adozione di strumenti sempre più avanzati di analisi dei dati consuntivi e previsionali hanno favorito questa trasformazione. Un processo evolutivo che ha portato tutti verso conquiste e consapevolezze che all’inizio del nostro percorso professionale ci sembravano impossibili da raggiungere. Abbiamo dovuto affiancare alle competenze tecniche anche attitudini trasversali, adatte

al ruolo di cerniera che nel tempo abbiamo dovuto assumere in azienda: tra vertici, azionisti e più in generale tutti gli stakeholder, il proprio team e l’azienda stessa, intesa come entità collettiva. Un Giano bifronte che al contempo guarda al passato e al futuro dell’impresa, stando ben saldo nel momento presente. Capace di osservare l’ecosistema aziendale e anche ciò che accade al suo esterno, in grado di farsi interprete delle esigenze dell’organizzazione e di saperle declinare e preparare a ciò che il complesso contesto economico, sociale, globale inevitabilmente prospetta.

Preparare e, soprattutto, interpretare e anticipare. Immaginare e costruire.

Un manager che deve fortemente sviluppare il proprio approccio strategico coadiuvando l’imprenditore, l’Amministratore Delegato, nella guida dell’azienda. Grazie a una visione integrale sull’organizzazione e sui suoi diversi dipartimenti, può infatti tenere sotto controllo tutti i nodi decisionali, sostenendo le sue scelte in modo analitico e professionale e facilitando la strategia di business. Deve essere in grado di prevedere e gestire i rischi cui è esposta l’impresa, valutare la performance aziendale, favorire e coordinare il processo decisionale interno e saper comunicare le decisioni finanziarie assunte e i risultati conseguiti, sia a un pubblico interno che esterno.

Attenzione: non è un compito facile. Significa essere più ingombranti. Uscire dalla propria area di comfort vuol dire spesso invadere quella di altri: porsi come sparring partner dell’AD può essere pericoloso. Ma un altro modo non c’è, il rischio va assunto comunque.

Quindi il CFO di domani quale caratteristiche dovrà avere? Quali saranno le nuove sfide che si troverà ad affrontare? Indubbiamente sarà un professionista e manager a tutto tondo, responsabile e autorevole, capace di individuare le giuste opportunità di investimento ed espansione per l’azienda, contribuendo così alla sua crescita futura. E capace di interpretare in anticipo i segnali di cambiamento che arrivano dall’esterno, ma che sempre più diventano determinanti nella gestione delle nostre attività. 

Pandemia, crisi energetica, inflazione, crescita dei tassi… Ci siamo fatti trovare preparati?

Enterprise servant: un manager al servizio, ma non servitore. Al servizio dell’impresa in un’ottica di sostenibilità. Non soltanto declinata secondo i noti (e talvolta abusati) obiettivi ESG, ma proprio nel senso della continuità aziendale, di sostenibilità del business, della capacità di adattarsi dell’impresa – nel corso della sua vita – al contesto e ai suoi cambiamenti e di far fronte alle crisi che possono susseguirsi nel tempo.

Al servizio del proprio team. Perché il CFO non deve solo scegliere i propri collaboratori, ma anche indirizzarli, valorizzarli e motivarli. Solo con un buon allenatore la squadra sarà vincente.

Al servizio del bene comune. La pandemia ci ha insegnato che da soli non è possibile gestire le crisi globali, che solo uniti con obiettivi condivisi possiamo comprenderle, combatterle e ottenere buoni risultati.

E allora, in quest’ottica, il fine ultimo dell’impresa dovrebbe essere proprio il bene comune, non solo quello della collettività che popola l’azienda ma dell’intera comunità in cui essa è inserita. Questo, invece, lo abbiamo detto a Capri: avere buone imprese significa avere buoni imprenditori, buoni manager, buoni tecnici, buoni operai. Un manager che offre il proprio servizio, la propria esperienza e le competenze acquisite anche al proprio Paese. Non solo buoni manager, quindi, ma anche buoni funzionari pubblici e buoni politici. E pure con la politica e le istituzioni cercheremo di dialogare sempre di più, a partire dagli ospiti del Congresso di Pescara. 

Cosa sta facendo ANDAF perché il CFO acquisisca le caratteristiche richieste dal contesto? Formazione, informazione e certificazione. I nostri corsi ANDAF Education, le collaborazioni avviate con prestigiosi Atenei italiani, i nostri convegni e soprattutto il percorso di certificazione della Professione secondo la Prassi UNI/PdR 104:2021 sono supporti e strumenti essenziali per chi svolge il nostro mestiere. E come sapete non ci siamo fermati qui. Stiamo lavorando, insieme all’Ente taliano di Normazione, alla trasformazione da Prassi Nazionale a Norma Europea. Un processo complesso e al tempo stesso un passaggio strategico che, oltre a confermare il posizionamento di leadership di ANDAF nel contesto europeo, offre l’opportunità di un riconoscimento internazionale della propria certificazione e, quindi, della professionalità.

Ma queste sono solo alcune anticipazioni. Non mi resta che augurarvi buon congresso. E anche… Buon vento!

 Agostino Scornajenchi

 

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