ANDAF Magazine n. 4-2022

Cari amici,

 

quando abbiamo immaginato i temi del nostro Congresso annuale, ormai diversi mesi fa, avevamo di fronte a noi una situazione molto particolare.

Eravamo in bilico. Da un lato, segnali di forte ripresa come reazione a una minaccia pandemica che cominciava finalmente ad affievolirsi, e dall’altro i primi scricchiolii della crisi delle economie europee causata dal caro energia. Avevamo intravisto uno scenario di rapido peggioramento, dove inflazione e costo del denaro si avvia- vano a braccetto in una direzione pericolosa.

Siamo stati superati dalla realtà.

È vero, la pandemia sembra essere alle nostre spalle. Se lo sia davvero lo vedremo nei prossimi anni. Un fatto è certo, come auspicavamo su queste pagine a gennaio 2021: la scienza ci ha preso per mano e tramite la più massiccia e rapida campagna vaccinale della storia ci ha portato fuori dall’incubo, che ha preteso tuttavia un tributo tragico in termini di vite umane e danni economici pesanti.

Quella che viviamo oggi è una pandemia diversa, ma non meno pericolosa.
L’assenza di una strategia energetica di lungo periodo, la dipendenza strutturale di molti Paesi europei da fonti energetiche importate nella quasi totalità dall’estero, l’incapacità di contemperare le esigenze di sviluppo sostenibile con una politica industriale efficace non solo dal punto di vista ambientale ma anche da quello economico e sociale, ci consegnano a un inverno non privo di rischi e di preoccupazioni.

Estote Parati. Siate pronti, dicevamo allora. L’inverno è alle porte e va affrontato, la legislatura che si aprirà fra poche settimane avrà compiti complessi da portare avanti: le difficoltà di approvvigionamento energetico, l’aumento del costo del denaro per combattere l’inflazione (nemico strisciante, ma questa volta non frutto di crescita economica bensì conseguenza di fattori esogeni) e la perdita di competitività delle aziende sui mercati internazionali. Ora più che mai è richiesto il nostro contributo, anche al di fuori dei tavoli diciamo tradizionali.

Siamo professionisti esperti, preparati. Dobbiamo prestare il nostro supporto ai vertici delle imprese e, ove necessario, delle Istituzioni, facendo leva sulle nostre conoscenze e sulla nostra capacità di leggere e soprattutto di interpretare i numerosi indicatori che ci arrivano dall’esterno. Abbiamo impiegato molti anni, e fatto spendere molti soldi alle nostre aziende, per costruire mirabolanti infrastrutture di raccolta dati. Adesso i dati li abbiamo (talvolta anche troppi). L’esperienza pure, è ora di uscire dalla nostra comfort zone mettendo a disposizione competenze ed esperienze a favore delle imprese e più in generale della collettività.

Questo è lo spirito con cui ci avviciniamo all’appuntamento di Capri. Troverete nel programma congressuale la lettera dell’Ing. Paola Bosso, nostro coordinatore scientifico del Congresso, che ci richiama all’ordine ricordandoci che le democrazie moderne in fondo si comportano come quelle antiche. Ad anni di stabilità successivi a un trauma, a una guerra, seguono anni di tranquillità e di crescita. Ma anche di progressiva sclerotizzazione causata dall’allargamento della carta dei diritti più che di quella dei doveri. Democrazie burocratiche, lente, incapaci di visione e quindi progressivamente carenti di opportunità. Quella tendenza pericolosa, per dirla con le parole di Paola «a farsi del male e a morire per un ma- le oscuro, più che soccombere – seppur in buona salute – per attacchi esterni».

Non possiamo quindi che tornare a ribadire su queste pagine l’appello a esserci, a contribuire, a pensare che ciò che ci accade intorno non è un fattore deciso da altri ma qualcosa che noi – tramite le nostre competenze e i nostri ruoli – possiamo anticipare, intuire, comprendere, correggere. E alla fine, governare.

Di questo parleremo a Capri. Della capacità di visione e programmazione, di strategia e di comunicazione, di governance, di disciplina e di regole. Partiremo dall’Europa, dalle promesse mantenute ma anche da quelle disattese, per arrivare alla realtà del nostro Paese confrontandoci con temi che hanno una forte valenza identitaria: la nostra adesione al blocco atlantico, la necessità di ricostruire una società civile duramente messa alla prova dagli eventi recenti, l’esigenza di ristabilire una solida matrice valoriale. L’importanza di immaginare, progettare e costruire il futuro della nostra professione unitamente a quello della Nazione. Il CFO come un paziente giardiniere, che prepara il terreno, semina, cura la crescita proteggendo le fragili piantine e alla fine, con pazienza e competenza, raccoglie. Con poche semplici parole: vedere quello che ancora non si vede, fare quello che deve essere fatto. Agire, reagire, immaginare.

Vi aspetto numerosi a Capri.

 

Agostino Scornajenchi

 

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