ANDAF Magazine n. 2-2020

Lettrici e Lettori carissimi,

ci siamo letteralmente “tuffati” nel nuovo anno da pochi mesi e se da un lato, come scrivevo nel mio precedente editoriale, eravamo pienamente consapevoli che anche il 2020 si sarebbe presentato come un anno complesso, con molti punti interrogativi a livello sociale, politico ed economico, acuiti dalla miopia di alcuni leader politici che hanno elevato il livello di tensione internazionale a colpi di dazi commerciali, di certo nessuno avrebbe mai potuto neanche lontanamente pensare che avremmo assistito a uno “tsunami” globale, di dimensione e impatto così stravolgenti, come quello causato dal contagio mondiale legato al COVID-19 – meglio noto come Coronavirus – che, dopo aver colpito profondamente la Cina e la gran parte dei Paesi asiatici, sta sconvolgendo nel profondo l’esistenza di ognuno di noi, scardinando prepotentemente i nostri modelli di comportamento che per lunghi decenni (oltre 70 anni per chi ha avuto la fortuna, come gran parte dei Paesi occidentali, di aver potuto dimenticare tragedie come la Seconda Guerra Mondiale) hanno regolato senza impedimenti le nostre giornate, la libertà di muoverci e di stare insieme e, di conseguenza, il modo di fare impresa delle nostre aziende nel libero mercato, nazionale e internazionale.

È incredibile constatare come gran parte delle nazioni cosiddette evolute e innovative, Italia inclusa, convinte di aver costruito sistemi di monitoraggio e difesa dai rischi basati su modelli sofisticati e “invincibili”, si stiano ritrovando del tutto spiazzate dall’improvviso coinvolgimento all’interno di una escalation virale senza precedenti, il cui perimetro geografico purtroppo allarga i suoi confini ogni giorno, demolendo ogni certezza e scoprendo in misura quasi imbarazzante i limiti di capacità di gestione e reazione – nel rispetto assoluto e profondo del personale medico/scientifico (la “rivincita delle competenze”!) e dei suoi sforzi eroici ovunque messi in piena luce dalla emergenza – di fronte ad una pandemia tanto aggressiva quanto “democratica” nel colpire tutti, indiscriminatamente e con una violenza senza precedenti. E tutto questo, nel rafforzato percorso che pone gli obiettivi della “sostenibilità” sempre più al centro dell’attenzione di imprese e istituzioni, pur di fronte alla capacità di aver previsto fra i maggiori rischi globali di natura “sociale” quello definito “Rapid and massive spread of Infectious Diseases” (fonte: World Economic Forum -The Global Risk Report 2020) , senza però aver dimostrato alla prova dei fatti una effettiva capacità di prevenzione e mitigazione delle reali ricadute di un fenomeno quale è l’emergenza COVID-19.

Inevitabilmente, il tutto sta producendo violenti impatti negativi sull’economia del nostro Paese, a tutti i livelli, all’interno di un’Europa che si sta scoprendo, giorno dopo giorno, altrettanto fortemente colpita, così come sta avvenendo per il mondo intero e per l’economia globale.

La durata della propagazione del contagio e delle sue catastrofiche ricadute, a fronte della capacità di gestione dei relativi effetti da parte dei sistemi sanitari nazionali e dei Governi – a partire dal nostro – sono i fattori cruciali per capire se le conseguenze di questa catastrofe straordinaria peseranno, anche per l’Italia, in misura davvero stravolgente sulle previsioni economiche del 2020, già sostanzialmente “flat” a livello di variazione del nostro PIL, riportandoci nuovamente indietro, in termini di crisi, all’incubo di oltre 10 anni fa. L’augurio a tutti noi, come cittadini e come manager è, quindi, che questa fase turbolenta e così invasiva di gestione del contagio possa concludersi non troppo in là nel tempo. Il tutto, come sempre, passa anche dal senso di responsabilità e dalla serietà con cui ciascuno di noi, singolarmente e nell'ambito delle proprie relazioni, metterà in pratica le indicazioni di comportamento – anche quelle più apparentemente banali o “fastidiose” – stabilite nei provvedimenti del Governo.

Fatta questa lunga premessa, che non poteva non essere dedicata al fenomeno che ha così negativamente impattato i primi mesi di questo 2020, ritengo doveroso sottolineare che, nonostante le circostanze eccezionali dell’emergenza virale e nell’assoluto rispetto delle disposizioni delle Autorità, ANDAF – come evidenziato nel comunicato sintetico che trovate sul nostro sito – è pienamente operativa pur avendo dovuto sospendere, al momento in cui scrivo, le sue principali iniziative aggregative (workshop, convegni e corsi di formazione) con la positiva speranza di poter riavviare quanto prima l’intera programmazione delle attività.

Venendo infine a questo numero della Rivista, e ringraziando gli autori degli articoli per il consueto livello outstanding delle tematiche espresse, abbiamo ritenuto interessante proporre una analisi empirica dei contenuti informativi nel Corporate Reporting delle società quotate italiane riguardo al tema dell’Intelligenza Artificiale, così come della sostenibilità, passando poi ad approfondire – nell’ambito delle tecnologie – le opportunità per il CFO di attuare la trasformazione digitale dei suoi processi attraverso l’utilizzo di strumenti come la Blockchain e le Distributed Ledger Technologies. Abbiamo approfondito la disciplina degli incentivi fiscali alle imprese della Legge di Bilancio 2020 e le principali tendenze evolutive delle tecniche di analisi dei costi e dei loro impatti sulle organizzazioni aziendali, dedicando infine spazio al mondo delle PMI in termini di metodologia pratica per accedere alla Digital Trasformation, come anche alla innovazione per l’imprenditore 4.0.

Non mi resta che, come sempre, augurarvi buona lettura, con l’auspicio che il prossimo editoriale possa ripartire dall’analisi a consuntivo degli effetti del Coronavirus, superata l’emergenza, avendo finalmente di fronte a noi uno scenario chiaro di ripartenza e di “ritorno alla normalità”.

Roberto Mannozzi