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ANDAF Magazine n.2-2024

Cari amici,

la memoria corre a Pescara. Sorridenti, appena tornati a terra dopo una mattinata di vela e di divertimento. Una bellissima giornata di sole e di mare, atmosfera rilassata, risate, gioia.

All’improvviso, tutti riversi sui nostri telefonini per capire cosa stesse succedendo a Gaza. E ancora una volta, ancora un’altra guerra. Perché sì, amici, siamo in guerra. Come ci ha detto Papa Francesco qualche mese fa, una terza guerra mondiale, combattuta a pezzettini, ma guerra. 

Le nostre navi nel Golfo vengono attaccate più o meno ogni giorno. E noi discutiamo se l’iniziativa dei nostri militari deve essere difensiva, solo difensiva, eminentemente difensiva… lasciamo stare.

Ancora una volta, è successo qualcosa d’imprevisto. Dopo l’Ucraina, si è aperto un altro fronte. Così, di punto in bianco. O meglio, è esplosa una situazione che ha fatto emergere le contraddizioni storiche mai risolte in quell’area martoriata del pianeta. E, nuovamente, facciamo i conti con le ripercussioni che le vicende geopolitiche nel mondo determinano sull’economia globale. E quindi, volenti o nolenti, anche sulle attività delle nostre imprese.

Dopo gli anni di complicato equilibro della guerra fredda e successivamente dell’egemonia americana, che rendeva il mondo più prevedibile, ci siamo illusi che la storia fosse finita. Che le regole dell’economia avrebbero preso il posto di quelle della politica, semplicemente spostando uomini e mezzi, e risorse su una sorta di Amazon globale. Make or buy, decidiamo cosa fare e cosa comprare.

Ma come ci ha ricordato al Congresso di Capri il prof. Francesco Sisci, eminente sinologo, e come ha commentato al Congresso di Pescara il dott. Alexander Alden dell’Atlantic Council… no, niente affatto, la storia non è finita. E il mondo ha ricominciato a fare quello che ha sempre fatto: ovvero combattere per avere spazio fisico, accesso a risorse fisiche, aggiungendo ad aria, acqua e terra un ulteriore spazio bellico non meno letale degli altri, il cyberspazio 

L’Istituto Italiano per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) prevede, per il 2024, tendenze disgregatrici del sistema mondiale che si traducono in politiche industriali difensive e in un commercio internazionale sempre più a blocchi, con governanti esasperati dalla crescente competizione sulle materie prime critiche, sulle nuove tecnologie e sull’intelligenza artificiale.

Su questo sfondo, quest’anno almeno 62 Paesi andranno al voto, interessando circa metà della popolazione globale (compresi Unione Europea, Stati Uniti, India, Iran, Russia e Regno Unito). Queste elezioni rappresentano di fatto una sfida per la democrazia nel mondo, contribuendo a definire un quadro non troppo confortante che espone il pianeta a numerose incognite, compreso il rischio che la soglia di instabilità possa salire oltre i livelli di guardia.

In un simile contesto, osservare e capire gli scenari mondiali, elaborare una visione strategica ad ampio raggio per essere pronti ad affrontare l’inatteso che è divenuto parte integrante della nostra normalità, non è più un lusso, un vezzo da ufficio studi di una grande azienda. È una responsabilità impellente per tutti noi. I conflitti bellici in corso, anche se tendiamo ad immaginarli lontani, non rappresentano più eventi isolati, ma ci riguardano da vicino affacciandosi sul Mediterraneo e nel cuore dell’Europa.

A noi CFO il compito di essere sempre informati, capire, saper guardare oltre. Supportati da analisi dettagliate e da consulenze di esperti (a proposito, interessantissima la partnership con i colleghi commercialisti che abbiamo inaugurato con il recente Forum Bilancio; ne potete leggere una sintesi più avanti nell’House Organ), dobbiamo trovare la chiave per costruire con i vertici aziendali un futuro possibile e positivo anche in un contesto complesso come quello attuale. 

Buon lavoro e buona lettura.

Agostino Scornajenchi

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